Chiesto anche il licenziamento del Direttore Amministrativo e del Dirigente responsabile dell’u.o. delle risorse umane della medesima azienda. 

Con una lettera inviata oggi all’ Assessore Regionale al Welfare della  Regione Lombardia, dott. Giulio Gallera e al dott. Giovanni Daverio Direttore Generale al Welfare della medesima Regione, Adamo Bonazzi, Segretario Generale e legale rappresentante della Federazione Sindacati Indipendenti, federazione di categoria della confederazione USAE (Unione Sindacati Autonomi Europei), ha chiesto la revoca del Direttore Generale dell’ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano e il licenziamento dei relativi Direttore Amministrativo e Dirigente responsabile dell’u.o. delle risorse umane, per comportamenti illegittimi e omissivi dei propri doveri di ufficio.

La nota fa seguito ad una denuncia, richiamata peraltro nella stessa missiva, che è stata inoltrata dalla FSI-USAE alla Procura Regionale della Corte dei Conti della Lombardia e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano [ma anche all’ufficio ispettivo del dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio e all’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione)];  denuncia in cui sono state ipotizzate le violazioni del codice penale per una serie di possibili reati che vanno dall’appropriazione indebita alla truffa ai danni dello stato e dell’organizzazione sindacale, alla omissione di atti di ufficio e finanche la corruzione se tutto fosse avvenuto per assecondare i voleri di qualche squallido soggetto esterno all’amministrazione.

L’odierna richiesta invece, indipendentemente dalla circostanza che i fatti connessi integrino o meno dei reati,  è motivata dalla violazione del combinato disposto dei D.Lgs. n. 165/2001 (il così detto Testo Unico sul pubblico impiego), della Legge 15 e del D.Lgs. n.150/2009 e del  D.L. 90/2014 (Legge di conversione 114/2014) e della Legge 124/2015 e dei suoi decreti delegati già operativi e dispieganti i relativi effetti (gli effetti delle riforme Brunetta e da ultima Madia).

I fatti si riferiscono alla posizione assunta dall’amministrazione in ordine ad una presunta diatriba interna in cui l’amministrazione, del tutto illegittimamente, in nome di una finta neutralità riconosce di fatto pari legittimazione a chi, senza alcun pronunciamento giudiziale intende sovvertire un quadro certo ed indiscutibile. Posizione che viola i principi di buon senso e di logica, sia comune che giuridica, che è appunto il quadro legale ante presunta diatriba che deve essere riconosciuto come valido ed efficace fin tanto che non intervenga una pronuncia giudiziale, confermativa o modificativa di tale assetto. E ciò per l’elementare principio giuridico c.d. di conservazione degli atti (fondamento della certezza del diritto).

Ma soprattutto perché come controparte naturale della O.S., l’azienda è nella delicata posizione di conflitto d’interessi poiché mantenere, in nome di un’apodittica neutralità, la FSI nello stallo e relegarla all’inattività di fatto, rappresenta già di per sé un vantaggio per l’Ente che è da mesi privo di una controparte nella dialettica dei rapporti con i propri lavoratori.