Nello scorso mese di gennaio, l’inflazione ha registrato un aumento dell’ 1% rispetto ad un anno fa, molto più del previsto. È quanto rileva l’Istat. L’inflazione media dell’Italia nel 2016 è stata del -0,09 %. Questo aumento dell’inflazione se dovesse rimanere costante, comporterà una maggiore spesa su base annua pari a 280 euro per famiglia.

A pesare sul carrello della spesa sono soprattutto i prezzi dei prodotti alimentari, in particolare della verdura e della frutta, e i rincari di energia e carburanti.

La spesa alimentare è un indicatore delle condizioni di salute dell’economia nazionale poiché si tratta della principale voce del budget delle famiglie.

Sulla base dei dati Istat per cambiare rotta è necessario che le imprese agricole abbiano un’adeguata remunerazione dei prodotti perchè spesso si trovano al di sotto dei costi di produzione.

E’ quindi quanto mai urgente affrontare la questione di una politica dei redditi basata su sviluppo e ridistribuzione, per contrastare la grave perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni. Saranno i pensionati meno abbienti a soffrire maggiormente.

Inoltre gli stipendi dei lavoratori pubblici sono inadeguati, i più bassi in tutta Europa e la politica anziché intervenire con urgenza per il controllo dei prezzi e per l’adeguamento dei salari e delle pensioni al fine di evitare un calo dei consumi, litiga.

Per combattere l’inflazione governo, confederazioni e sindacati dovrebbero tracciare un percorso comune, proprio in vista dei rinnovi contrattuali di 3 milioni di lavoratori del pubblico impiego, con l’obiettivo di difendere la politica dei redditi, evitando che si inneschi una pericolosa spirale prezzi-salari.

Calogero Coniglio