A distanza di quasi 20 anni, si scopre che l’accordo quadro stipulato fra l’Aran e le organizzazioni sindacali in materia di aspettative sindacali non è legittimo, anzi potrebbe persino contenere qualche elemento di incostituzionalità. A stabilirlo è stato il Giudice del Lavoro di Roma in una causa intentata dal sindacato della Scuola (non rappresentativo) .

La questione era nata poco prima dell’avvio dell’anno scolastico, quando il Ministero aveva negato ad un segretario nazionale di organizzazione sindacale della scuola non individuata fra le oo.ss. rappresentative un’aspettativa sindacale non retribuita per l’intero anno 2016/17, proprio in base a quanto disposto dall’articolo 12 dell’accordo quadro del 1998 che prevede che solamente i sindacati rappresentativi hanno titolo a fruire di tale opportunità.

Il giudice romano ha però decretato in modo inequivocabile che l’aspettativa a carico del sindacato è un diritto indisponibile sancito dalla legge 300/1970 (lo Statuto dei lavoratori), e fruibile da tutte le organizzazioni dei lavoratori.

La sentenza non lascia spazio a dubbi: “I rappresentanti sindacali appartenenti ai sindacati di dipendenti degli Enti Pubblici (…)sprovvisti della rappresentatività necessaria per partecipare alla contrattazione nazionale godono anch’essi dei benefici previsti dall’art.31 della legge n.300 del 1970, secondo cui i lavoratori chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali possono essere collocati in aspettativa non retribuita per tutta la durata del loro mandato, in quanto le norme dello statuto dei lavoratori, non escluse quelle sulle garanzie e prerogative sindacali, sono di generale applicazione anche nel rapporto di pubblico impiego”.

Il principio ribadito dalla sentenza è particolarmente rilevante: la disposizione contenuta nello  Statuto dei lavoratori : “è norma certamente di carattere imperativo (in quanto attinente a diritti indisponibili) e quindi non derogabile dalla contrattazione collettiva. Trattasi infatti di un diritto riconosciuto a tutela della libertà sindacale del lavoratore ed alla libera esplicazione delle relative attività, costituzionalmente garantito (cfr. artt. 39 e 51 Cost.), che non è suscettibile di limitazioni o discriminazioni”.

Il dato interessante è che il Ministero non ha fatto opposizione al decreto e quindi la sentenza è ora passata in giudicato e quindi, di qui in avanti, farà giurisprudenza su una materia particolarmente rilevante.