(Agenparl) – Roma, 23 feb 2017 – “Salute e ambiente sono un binomio inscindibile. La tutela dell’ambiente dev’essere correlata strettamente alla tutela della salute. Diversamente parlare di ambiente sarebbe un discorso sterile”. E’ la chiosa di Adamo Bonazzi, segretario nazionale della Federazione Sindacati Indipendenti che spiega quanto “la Fsi-Usae sta avendo una parte attiva nel percorso per correlare strettamente questo concetto con una legge organica, e sul ruolo delle Agenzia per la protezione dell’Ambiente nell’ambito sanitario (Arpa), che è necessario armonizzare”.

Segretario Bonazzi, da uno studio statunitense emerge che la popolazione nelle città vive meglio e soprattutto vive più a lungo. Se non ci fossero i numeri a supportare queste affermazioni si direbbe il contrario contando che spesso le città sono sotto accusa per l’inquinamento ambientale. Come si concilia in questo caso specifico il binomio Salute-Ambiente?

“E’ una semplice questione culturale. Nelle città, rispetto alle province e alla campagna, il cittadino si cura di più. E’ vero che l’ambiente lontano dalle metropoli è salutare ma c’è da aggiungere che lontano dalle metropoli l’accesso alle cure è minore e il concetto di prevenzione è ancora troppo poco conosciuto”.

Come ci si può regolare nel momento in cui ci si imbatte in aree dove è opinione collettiva che ci sia un alto tasso di inquinamento? L’Istituto superiore di Sanità per esempio ha decretato che la cosiddetta Terra dei fuochi non ha inciso sulla casistica tumorale delle aree circostanti.

“Infatti la terra dei fuochi è una porzione di territorio, estremamente limitata, rispetto all’area circostante dove è poco influente l’area dove albergano percolati e diossina. E’ vero che in quella zona c’è un picco di sostanze dannose ma pur sempre circoscritta. Diversa invece è la situazione del quartiere Tamburi a Taranto, nei pressi dell’Ilva. In quell’area la situazione è davvero impegnativa. Tutto il territorio circostante dev’essere bonificato perché il quantitativo di inquinanti riguarda tutta la popolazione”.

Quanto incideranno le Agenzie regionali per la protezione ambientale sulle bonifiche e soprattutto sul controllo e tutela del territorio?

“E’ chiaro che noi ci stiamo battendo affinché incidano moltissimo e in conformità alle leggi in vigori. E questo le istituzioni lo hanno già recepito. Ne è conferma l’istituzione dei Lepta, ovvero i Livelli essenziali di prestazioni tecniche ambientali, che dovranno essere funzionali proprio alla ‘salute del territorio’. Questi livelli minimi dovranno essere garantiti proprio dalle varie Arpa. In questo caso specifico le regioni dovranno modificare gli statuti delle agenzie. Ci sarà un gran lavoro da fare. Parecchie Arpa a oggi vestono il ruolo di enti di ricerca. Sono prive di strutture per la vigilanza e la prevenzione e qualsivoglia controllo o analisi viene delegata al Noe dei Carabinieri. In Abruzzo ad esempio stiamo in questa situazione. Ecco, la situazione va invece cambiata. Nel 2018, questo vulnus dovrà essere risolto e il sistema dovrà entrare a regime. Noi ci stiamo battendo affinché questo cambiamento sia reale: nelle Arpa dovrà entrare a tutti gli effetti il personale del ruolo sanitario come personale tecnico, ispettivo e di controllo. E naturalmente un servizio a regime dovrà usufruire delle dovute attrezzature di laboratorio”.