Inizia il 18 gennaio 2017, con le riunioni delle Segreterie Regionali la campagna di mobilitazione della FSI-USAE nell’ambito della vertenza nazionale per rivendicare aumenti salariali adeguati per i lavoratori delle Pubbliche amministrazioni centrali e locali (in cui vanno comprese anche scuola e sanità) e la sottoscrizione delle relative petizioni. Una vertenza per cui la Federazione chiede il coinvolgimento ed il sostegno di tutti i lavoratori delle pubbliche amministrazioni centrali e locali, ovunque essi operino.

Ne ha dato comunicazione la Segreteria Nazionale della Federazione che ha rammentato che FSI-USAE ha rifiutato di sottoscrivere a livello ministeriale l’accordo intervenuto fra la Ministra Madia e la Triplice (giudicandolo inadeguato e, dal lato economico, scandaloso, un tradimento dei lavoratori) dichiarando aperta la vertenza ed espletando le relative procedure di raffreddamento del conflitto; di fatto aprendo la strada delle mobilitazioni regionali e locali.

Mercoledì inizia quindi la prima fase della vertenza e sarà posto in distribuzione il materiale informativo in tutte le amministrazioni pubbliche a cui faranno seguito le assemblee e le manifestazioni a carattere territoriale.

Adamo Bonazzi, Segretario Generale della FSI-USAE a tale proposito ha dichiarato: “I lavoratori della p.a. hanno il diritto ad una giusta retribuzione e alla possibilità di recuperare il potere di acquisto delle proprie buste paga. FSI-USAE rivendica da subito, con questa tornata contrattuale, il riallineamento degli andamenti retributivi e contrattuali dei lavoratori delle pubbliche amministrazioni centrali e locali con quanto avvenuto per i lavoratori del lavoro privato e chiede aumenti  adeguati e indica una cifra che, al netto degli 80 euro di decontribuzione, si può quantificare in 250 euro medie pro capite.  L’accordo sottoscritto lo scorso 30 novembre, fra la Ministra Madia e Cgil-Cisl–Uil (sottoscritto poi anche dalla Confsal) tradisce gli impegni precedentemente assunti anche dagli stessi soggetti con i protocolli del 2009, non prevede alcun aumento per il periodo 2013-2015 e prevede degli aumenti medi pro-capite di 85 euro  per il triennio 2016-2018, accordo che non mi sento di condividere. E’ dal 2010 che per i lavoratori delle pubbliche amministrazioni è in vigore il blocco delle retribuzioni (stabilito con il decreto legge 78/2010, prorogato con il dl 98/2011, norme richiamate dalle manovre finanziarie successive)  ma nel frattempo è intervenuta la sentenza della corte costituzionale n. 178 del 2015 che ha dichiarato la riaperture dei contratti a partire dal luglio 2015 e quindi nel pieno del triennio 2013-2015.  E, nello stesso periodo, i grandi contratti di categoria del settore privato sono già stati rinnovati almeno due volte: prima per il triennio 2010-2012 e poi per quello 2013-2015 con degli aumenti che si aggirano rispettivamente sui 100  e sui 130 €uro.  E sono contratti che sono stati firmati da  CGIL, CISL e UIL. Questa vertenza pertanto sarà pure utopica per la scarsità delle  risorse messe a disposizione dal Governo ma non certamente demagogica. Anche perché, mentre per i suoi lavoratori piange miseria,  quando si è trattato di andare incontro alle banche questo Governo ha messo sul piatto 20 MLD senza fiatare e senza una battito di ciglia.”